L’argomento è la libertà di pensiero, considerata come una delle conquiste più rilevanti della civiltà moderna, poiché costituisce la base implicita delle varie forme di libertà d’azione (politica, sociale, personale). Il tacito presupposto di tutto questo è che nessuno è in grado di interferire nei nostri pensieri “dall’esterno”, se non cercando di persuaderci e noi siamo in grado di valutare gli argomenti con cui cercano di farlo.
In realtà le cose non stanno così e, a parte il modo ben collaudato di influire sulle nostre scelte mediante la pubblicità, esistono metodologie più sottili per conquistare il nostro consenso. L’incontro si occupa di queste metodologie e affronta il tema attuale della “identità di genere”, teoria che sta diffondendosi e acquistando consensi.

L’argomento si inquadra nei temi internazionali 2019-2021 “Agenda 2030, Goal n°3” e 2021-2024 “Nuove azioni attraverso la cooperazione” avendo la nostra Sezione firmato anni fa un Protocollo di Intesa con l’Università Panamericana di Città del Messico presso la quale la relatrice nonché nostra Socia Lourdes Velazquez è Docente di Bioetica e Filosofia.

L’incontro viene introdotto da Adelina Vassallo -Past Presidente della nostra Sezione- che nel biennio 2019-2021 ha curato il tema internazionale Fidapa come previsto dallo Statuto.

Segue l’intervento della Past Presidente Nazionale Caterina Mazzella, Responsabile a livello Nazionale dello svolgimento del tema internazionale da parte delle sezioni, che sottolinea l’importanza degli obiettivi dell’Agenda 2030 e, in particolare, del goal n. 3     “Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età”.

Lourdes Velazquez, per la nostra Sezione Lulù, dà inizio alla sua relazione avvalendosi di slides.

 

Come primo argomento affronta il tema dei mezzi di comunicazione.

L’era nella quale viviamo è l’era dei media – televisione, radio, stampa, Internet – che sono oggi gli strumenti più utilizzati per ottenere, anche attraverso forme di intrattenimento, il consenso della popolazione, spesso ignara dell’influenza che questi mezzi esercitano sulle sue scelte. Ed è proprio questa inconsapevolezza a favorire la manipolazione e l’annullamento delle facoltà critiche dell’individuo.

Noam Chomski, nato a Filadelfia nel 1928, docente emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology, nella  sua analisi dei mass-media e del ruolo della tecnologia, affermava che la manipolazione dei media fa più danni della bomba atomica, perché distrugge i cervelli.
Lulù si pone queste domande: L’informazione è libera? Chi controlla l’informazione? I giornalisti sono liberi nel fornire l’informazione?  Possiamo parlare di dittatura mediatica?
In Italia l’informazione radiofonica, televisiva e cartacea è sostanzialmente in mano a tre grandi gruppi editoriali ed è inevitabile che i giornalisti si adeguino alle linee editoriali.
Anche a livello internazionale avviene lo stesso.
I media inoltre sono abilissimi nella tecnica di “distrazione delle masse”.  Con il sistema del fotoritocco la realtà viene distorta: ad esempio nel caso di manifestazioni di poche persone possono far sembrare che la partecipazione sia stata molto più numerosa così come da manifestazioni che hanno visto moltissima partecipazione possono distogliersi i riflettori.
Durante la pandemia l’emergenza sanitaria è stata gestita dai media in modo scandaloso: tutte le morti che si verificavano erano conseguenza del COVID. Tutte le altre patologie (malattie cardiovascolari, cancro ecc.) nonché le morti da infortuni erano “scomparse”.
Alla diffusione di fake news si sono aggiunte anche informazioni provenienti da fonti ufficiali di carattere contraddittorio. E’ il caso ad esempio del vaccino “Astrazeneca” la cui validità o meno per certe fasce di età, in un brevissimo lasso di tempo, è stata più volte rettificata.

Lulù ricorda alcune affermazioni/teorie sulla manipolazione dei cervelli e della coscienza.

Edward Bernays (1891-1995), uno dei padri delle moderne relazioni pubbliche, di cui, già nei primi anni del Novecento, teorizzò le principali regole fondanti e uno dei primi a commercializzare metodi per utilizzare la psicologia del subconscio alfine di manipolare l’opinione pubblica, affermava che:
“Noi siamo in gran parte governati da uomini di cui ignoriamo tutto, ma che sono in grado di plasmare la nostra mentalità, orientare i nostri gusti e suggerirci cosa pensare”

 Oscar Wilde dichiarava: “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”

Noam Chomsky ha elaborato 10 strategie di manipolazione delle masse

  1. La strategia della distrazione
  2. Creare problemi e poi offrire soluzioni
  3. La strategia della gradualità
  4. La strategia del differire
  5. Rivolgersi al pubblico come ai bambini
  6. Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione
  7. Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità
  8. Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità
  9. Rafforzare l’autocolpevolezza
  10. Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano

La terza strategia, quella della gradualità, si collega al “principio della rana bollita”.  E’ il principio secondo cui la popolazione accetta la scomparsa dei valori tradizionali e consolidati con tutto ciò che ne deriva.
Se una rana viene lasciata scivolare in una pentola di acqua bollente salterà fuori dalla pentola, ma se viene messa in una pentola con l’acqua fredda che lentamente viene riscaldata si adegua alla temperatura e non si accorge che, in realtà, sta morendo.

Chomski letteralmente scrive:

Per fare accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente con il contagocce.
Tutti i cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta, sono stati progressivamente e subdolamente imposti proprio grazie al “principio della rana bollita”.

Joseph P. Overton (1960-2003) è stato autore di una teoria, nota appunto come “Finestra di Overton”, che consiste in una tecnologia di persuasione delle masse, una vera e propria ingegneria sociale, con la finalità di rendere accettabile un’idea inizialmente inaccettabile.
Un’idea originariamente inaccettabile e vietata, diviene sì vietata, ma con delle eccezioni, poi razionale e quindi condivisibile, socialmente condivisa, infine normata e imposta per legge.
Le idee di partenza nascono da una élite dominante e lo scopo è portare l’idea nel cuore della società attraverso i media che sono in grado di modificarne la percezione.
Basta che un personaggio noto promuova un’idea per far sì che nel resto del pubblico inizi il dibattito. L’idea, come un virus, comincia a diffondersi e la tecnologia incomincia a lavorare.
Attualmente, afferma Lulù, le finestre sono state aperte su moltissimi concetti e idee: gender, microchip sottocutaneo che rileva il virus del Covid-19 nel corpo prima che si manifesti  (oggi è già in vendita), eliminazione del contante, uteri in affitto, eugenetica, vaccini obbligatori, immigrazioni di massa, eutanasia, pedofilia, ecc.
Ad esempio la pedofilia è sempre stata considerata dalla psichiatria una “malattia”, oggi sembra essere un banale “orientamento sessuale”.
C’è già un’Associazione in America -il MAP- che sostiene questa posizione e in Olanda è sorto NVD un nuovo partito che chiede che i sedicenni possano recitare nelle pellicole Hard e addirittura prostituirsi.Anche in Italia si sta diffondendo l’ideologia gender, una vera e propria rivoluzione culturale che sostiene che le differenze maschio e femmina sono solo morfologiche e culturali e non organiche. Pertanto gli uomini sono tali solo perché educati da uomini e le donne sono tali solo perché educate da donne.
Se le differenze sono solo culturali si può, mediante l’educazione, cambiare la natura dell’uomo.

Padre della teoria del Gender è considerato lo psichiatra John Money (1921-2006) che, per primo, utilizzò l’espressione “identità di genere” in base alla quale un individuo si percepisce come maschio, femmina, omosessuale, lesbica, transessuale, bisessuale o sessualmente fluido indipendentemente dall’imprinting genetico e dalla conformazione dei genitali.
Secondo Money “l’identità sessuale è sostanzialmente un prodotto della società e pertanto duttile e malleabile alla nascita”. Sarebbe un’acquisizione culturale e, dunque, non naturale.
Fu Money a coniare il termine “Gender”: il suo sogno era quello della “rivoluzione sessuale” per cui ogni tipo di rapporto, compresa la pedofilia, sarebbe stato promosso e legalizzato!
“La pedofilia e la efebofilia non sono una scelta volontaria più di quanto lo sia il fatto di essere mancini o daltonici”.
Money fu protagonista del drammatico caso di David/Brenda Reimer.
Un bambino, David Reimer appunto, nato nel 1965, nel 1966 aveva subito danni durante un intervento chirurgico di circoncisione. Lo psichiatra consigliò ai genitori un intervento chirurgico di modifica degli organi genitali e di educarlo come se fosse una bambina dando una nuova identità femminile al loro figlio attraverso l’educazione.
David diventò così Brenda.
Il caso fu enormemente pubblicizzato come la prova che le teorie di Money avevano fondamento scientifico.
Si sposò ma, con il passare degli anni, David/Brenda andò incontro a gravissime crisi di identità sessuale, si fece rioperare per tornare maschio e, nel 2004 oramai in età adulta, si uccise compromettendo il successo delle tesi di Money.
Sono molte le persone che credono che il sesso biologico non conti nulla e pertanto i “generi sessuali” o “orientamenti” sono cresciuti esponenzialmente oltre ai consueti lesbica, bisessuale, ecc.
Ad oggi esistono 56 tra generi ed orientamenti sessuali, ma altre ricerche elevano il numero fino ad 80.

Da tutto questo può derivare che si crei una nuova lingua, con le conseguenze descritte da George Orwell nel romanzo “1984”. Orwell affermava che “se il pensiero può corrompere il linguaggio, il linguaggio può corrompere il pensiero e una neolingua può avere lo scopo preciso di eliminare ogni tipo di pensiero diverso e restringere la sfera di azione del pensiero”.
In questa Neolingua i termini padre, madre, mamma, papà violano i diritti della comunità LGBTQIA, acronimo di lesbiche, gay, bisessuali, trans gender o transessuali, queer (persone che non si riconoscono nelle tradizionali definizioni usate per gli orientamenti sessuali), intersessuali e asessuali, perché non rispetterebbero le nuove realtà familiari.
Verranno sostituiti con i neutri “genitore1” e “genitore2”, “M”, “F”, “N” come già vediamo già, ad esempio, nella modulistica per il rilascio della Carta di identità.
Questa neolingua, afferma Lulù, introduce un nuovo codice etico che mira alla distruzione della famiglia.

In Inghilterra sta crescendo in modo consistente il numero dei bambini transessuali che cambiano nome.  Così pure da un sondaggio effettuato, un minore di 16 anni al giorno chiede di cambiare il titolo da “mister” a “miss”.
In Italia sono sempre più i minori “transgender” o “gender non conforming” che chiedono di cambiare sesso o iniziare percorsi di “transizione”.
La “transizione” consiste nella somministrazione di farmaci detti “bloccanti ipotalamici”, il cui scopo primario è contrastare il cancro alla prostata o alla mammella, che bloccano lo sviluppo ormonale del bambino o del ragazzo. Solo nel 2015 in Inghilterra, fra aprile e dicembre, 1013 bambini sono stati sottoposti a queste terapie per problemi di identità di genere.
L’American College of Pediatricians ha preso posizione dal punto di vista medico sulla pericolosità dell’ideologia gender e ha affermato che condizionare i bambini a credere che sia normale passare la vita sostituendo chimicamente e chirurgicamente il proprio sesso costituisce un abuso sui minori.
Stanno diventando numerosi i casi di bambini trans e, nell’ ultima parte della sua relazione, Lulù pone l’accento su situazioni e comportamenti conseguenti alla diffusione dell’ideologia del gender che giudica apertamente negativi. Si tratta di temi particolarmente delicati che riguardano l’educazione scolastica, le nuove famiglie in cui, nei ruoli di genitore, si trovano persone la cui attuale identità sessuale è diversa da altra precedente, i modelli che vengono proposti ai bambini attraverso cartoni animati in cui personaggi di fantasia esistenti da molti anni acquistano nuove connotazioni legate al gender, una reinterpretazione delle fiabe.

Inoltre Lulù fa anche un breve cenno ad un argomento molto importante, quello dell’utero in affitto, i cui sostenitori (nel caso specifico il DDL Zan) presentano come una forma di “gravidanza solidale”, senza alcun compenso per la donna che dovrà partorire. Ma, dall’esperienza internazionale, risulta invece che la maternità surrogata altruistica spesso non è affatto tale, dando bensì luogo ad un autentico mercato di neonati.
In Italia esiste una Legge, la n. 40 del 2004, che punisce chi organizza o pubblicizza la surrogazione di maternità, per cui non occorre altra Legge.
Lulù afferma ancora che il DDL Zan è un decreto liberticida che tende a cancellare il maschile e il femminile rieducando la popolazione ad un’identità di genere soggettiva e fluida.
Questa legge di fatto ha conseguenze più negative per le donne che per gli uomini. Per portare un esempio, nello sport maschi con identità di genere femminile potranno partecipare a competizioni sportive femminili e vincere per la loro naturale superiorità fisica.
Lulù sottolinea come, con l’affermarsi della ideologia gender, si verificherebbe una  pericolosissima deriva culturale, sociale e quindi spirituale che contempla, fra le altre cose, la distruzione della famiglia per arrivare, in ultima istanza, alla legittimazione della pedofilia.
Una deriva che ha l’obiettivo occulto di distruggere in tutti i suoi aspetti l’uomo e la concezione che abbiamo di esso, per creare il cosiddetto Uomo Nuovo, un individuo privo di identità.
Potremo dire addio all’ identità dell’essere umano nel suo naturale dimorfismo maschile e femminile perché, per l’ideologia gender, le differenze sessuali non avrebbero più alcuna importanza se non dal punto di vista culturale.
Fra il maschio e la femmina ci sarebbe un numero indefinito di altri “orientamenti sessuali” che sarebbero normalissimi né più né meno dell’eterosessualità.

Che cosa possiamo fare?
Non finire coma la rana bollita, ma uscire con un balzo dal pentolone prima che sia troppo tardi.
I media influiscono sulle nostre scelte e occorre pertanto mantenere un certo distacco e ragionare sempre con la nostra testa, affinché il nostro pensiero non venga irrimediabilmente contaminato.

BISOGNA SMETTERE DI ADATTARSI  !!!!

CONCLUSIONE

Lulù ringrazia tutti per l’attenzione dimostrata e, da buona filosofa quale è, conclude con queste due affermazioni rispettivamente di George Orwell e di Platone.

La Presidente della nostra Sezione, Elena Bormida, ringrazia Lulù per l’interessante relazione e invita la Past Presidente Nazionale a chiudere la serata con un proprio intervento.

Caterina Mazzella sottolinea che dall’esposizione di Lulù si possono trarre numerosi e significativi spunti di riflessione fra cui l’attenzione all’infanzia e il rispetto di genere.
Sottolinea come Fidapa sia molto sensibile a questi argomenti – come dimostrato anche dal Progetto “La Nuova carta dei diritti della bambina” un progetto molto bello ed apprezzato.
Esprime ancora la propria condivisione con quanto esposto della relatrice ed il proprio  apprezzamento per il lavoro svolto dalla nostra Sezione Genova.